• A seguito di quanto ha scritto il signor Luca Demuro in facebook https://www.facebook.com/luca.demuro.161/posts/265381593878093?comment_id=265672623848990&notif_t=mentions_comment&notif_id=1482107432698139
    mi è sembrato giusto commentare come potete leggere qui sotto.
    Lo propongo agli amici di Arzachena 5 Stelle in questo blog per loro conoscenza e per eventuali (molto graditi) contributi e commenti.

    Buongiorno signor Demuro.
    In questo suo post lei mi onora con una citazione immeritata che si accompagna ad altre citazioni per me decisamente più ermetiche. Mi chiedo ad esempio se quando scrive “della s dRivoluzione” vuol dire qualcosa (che mi sfugge) o si tratta di un semplice refuso causato dall’insonnia.
    Rispetto a fondo il suo libero pensiero ma tengo a spiegarle direttamente il mio pensiero a proposito dell’attuale momento politico e del mio impegno civico.
    Per quanto fortemente indignato per la pluridecennale relazione, incestuosa, spesso illecita e comunque complice, tra l’Amministrazione Comunale e Consorzio Costa Smeralda – madre di mille fallimenti e scarsi successi su entrambi i fronti – non è certo per evitare doppie tassazioni e mezzi servizi che vorrei finalmente vedere Arzachena amministrata con buon senso, equità, efficienza e trasparenza dando per scontata l’onestà.
    Arzachena è molto di più della Costa Smeralda. E’ anche la Costa Smeralda: il gioiello più prezioso. Ma la corona Arzachenese è tempestata di diamanti e pietre preziose che devono essere anch’esse valorizzate con progetti sinergici che si estendono a tutta quella parte della Gallura di cui è area integrata o integrabile.
    Magari fossimo sudditi dell’Aga Khan, principe illuminato e non tiranno sciocco. Purtroppo siamo sudditi di questa classe politica e di questa oligarchia (e mi riferisco a un piccolo gruppo “di pochi e per pochi” e non alle migliaia di Arzachenesi d’origine o immigrati) autoreferenziale. Un’oligarchia erede della solidissima tradizione dei “pocos, locos y malunidos” in salsa “arricchiti ingrati e poco lungimiranti” sopravvissuta per la mancanza di vere e solide alternative, per l’assuefazione e la rassegnazione di troppi, per la divisione di molti.
    Lei parla anche di ribellione, sostantivo minaccioso, qualora si riversasse sulle piazze d’Italia in forme violente. Preferisco puntare su una rivoluzione, nel senso di cambiamento radicale, che usa la forza di progetti sensati e di argomenti e principi espressi con chiarezza, fermezza, convinzione e messi in pratica giorno dopo giorno.
    Mi consola pensare che la “rivoluzione” dei fratelli Ruzittu che “liberò” Arzachena dalla dittatura tempiese (che lei richiama nei suoi pensieri notturni) ebbe grande successo e cambiò il corso della storia di Arzachena. Era giusta, condivisa necessaria.
    Da troppo tempo ormai, è necessario fare un’altra rivoluzione, cambiare l’aria nelle stanze del palazzo comunale, aprire porte e finestre, pensare che tutti i cittadini di Arzachena (anch’essi contribuenti e gli elettori) hanno diritto a pari dignità e trattamento, e sono meritevoli dello stesso rispetto dei nativi. E non aggiungo altro evitando di entrare nei dettagli e citare troppi casi concreti di discriminazione.
    Infine mi lasci dire che le dimissioni di Alberto Ragnedda mi sono piaciute. Certo non per vedere crollare un colosso dai piedi d’argilla (la maggioranza che avrebbe dovuto mettergli le ali) ma perché segnale di un carattere forte, di un coraggio politico poco comune e di una mente lucida. Per me le sue dimissioni hanno tradotto in gesto ufficiale il suo “Adesso Basta!”. Non conosco tutti i “fatti” dentro la compagine politica sua e dell’opposizione (abbondano i pettegolezzi, manca la trasparenza) ma spero che questi diventino pubblici presto e che permettano agli elettori di comprendere più agevolmente su chi riversare le loro ultime speranze di cambiamento quando andremo a votare fra alcuni mesi.
    Per parte mia l’ultima speranza è oggi nel Movimento 5 Stelle, proprio (in generale e spero anche ad Arzachena) perché punta inequivocabilmente al cambiamento a partire dal modo di amministrare e non perché fatto da uomini, donne, menti, sovrumane. Sono, siamo, gli stessi che prima votavano altri partiti. Partiti che li hanno profondamente delusi e spesso traditi.
    Dopo Ragnedda, ora tocca a noi dire: “Adesso Basta!”.
    Buona giornata e la prossima notte faccia sogni d’oro. Meglio se peccaminosi. Quelli non contano, sono figli di madre natura cui tutto si perdona.

  • Ignazio,con questa tua disamina hai perfettamente ragione,ma è pur vero che ha preso il 40%.Se in primavera, alle politiche,si andrà al voto, renzi conferma questa %,il 40%,vince alla grande.Allora,il M5S dovrà fare campagna elettorale, cercando di far capire a tutti quelli del si,i quali hanno contribuito questo 40% di votare 5 stelle,io la vedo alquanto impegnativa, quasi utopica.

    • In realtà il 40% é riferito al referendum dei votanti.Con un semplice calcolo non pensiamo che Renzi ha il 40% dei consensi al voto nazionale.Se la gente capisce quel 40% corrisponde malappena al 28% .Quindi il PD non si vanti che alle prossime elezioni a meno che non bari i voti ritorni in maggioranza.Questa é utopia….

  • Buongiorno oggi è un giorno particolare con le dimissioni del governo si cambia un’idea e vince il popolo finalmente nuovamente sovrano del suo stato .

    • Mi sembra che sia arrivato il tempo che il popolo italiano esprima la sua volontà, speriamo sia finito il tempo di dare in mano ad una sola persona la sorte del popolo Italiano, queste votazioni evidenziano la volontà dell’intera popolazione.
      Speriamo che questo presidente della repubblica non sia come quello precedente, mi auguro prenda atto della volontà dei cittadini Italiani.

  • GLI ELETTORI DEVONO SEMPRE AVERE PAURA DI QUALCOSA.

    Il 7 novembre trattando di un argomento completamente diverso con la mia amica Lorenza Pininfarina scrivevo:

    La verità che nessuno vuol dire, o sentir dire è che se saltano le banche salta davvero tutto. Non si può far saltare le banche ma si può e si deve far saldare i loro consigli di amministrazione e con loro tutti i loro padrini politici. E’ questa classe partitocratica che ha devastato il paese: sanità, servizi pubblici, banche. Non sono solo corrotti e grandi evasori. Soprattutto grezzi. Se così non fosse, lo stato che salva le banche le farebbe sue. Siamo fuori dal mondo!

    Oggi riscontro che si applica ancora, la macchiavellica furbata della partitocrazia per ottenere i risultati voluti. Ricordate Piazza Fontana la Strage di Brescia e l’attentato alla Stazione di Bologna? E tutte le ultime elezioni più recenti? L’elettore deve votare con la paura del peggio. E così siamo arrivati alle porte della fame e del terzo mondo.

    Oggi la paura viene dalle banche. Ebbene salteranno solo quelle che sarebbero salvate comunque: riforma o no. Siamo in ballo da anni, anche se ce ne hanno parlato solo dopo Banca Etruria e Monte Paschi di Siena.

    Converrà allora considerare che sono proprio le banche ad aver guidato la volontà del nostro governo nella ennesima riforma della costituzione. Come se la riforma potesse mettere nelle banche tutti i soldi che partiti e loro complici si sono messi in tasca o disperso in mille rivoli pur di conservare il loro potere. Ora dico che quello che succedere con le banche non sarà influenzato dal voto. Salvataggi o naufragi sono già in corso. Forse ciò che è in discussione davvero è chi ne pagherà il presso. E indovinate a chi lo faranno pagare attraverso la “mano libera al governo” costituzionale?

  • Solo per stakanovisti che voglio sapere e capire tutto sulla riforma. Dal web commento di
    armando-pitocco • 2 settimane fa.

    In realtà per alcuni tratti mi sembra ideologico, e anche alcune omissioni sembrano strategiche. Primo, è omessa la cosa più grave: l’elezione del Senato. La cosa è così confusa che il Centro Studi della Camera prospetta diverse ipotesi sulla sua interpretazione. In ogni caso (1) non potrà essere proporzionale e (2) i cittadini non potranno scegliere in modo chiaro i senatori. (1): perché 8 regioni e 2 provincie eleggono solo 2 senatori: rappresentanza proporzionale impossibile. Per le altre regioni numeri comunque bassi (proporzionalità molto distorta). 
Inoltre secondo il Centro Studi ci sono 2 modi di interpretare:
1. Ipotesi MAGGIORITARIO: ogni consiglio regionale elegge i suoi senatori rispecchiando la composizione dei SEGGI del consiglio, a sua volta eletto con il maggioritario (premio di maggioranza al 60%). Quindi chi vince a livello locale, anche solo per un voto, così sarà sovra-rappresentato. Potrebbero uscire effetti paradossali tipo Trump, cioè che un partito abbia la maggioranza assoluta non solo senza averla (e questo è sicuro: è un maggioritario) ma addirittura prendendo meno voti di altri partiti. 2. Ipotsi un PO’ PIù PROPORZIONALE: nell’ipotesi invece che il consiglio regionale debba eleggere i senatori rispecchiando i VOTI del consiglio è sicuramente un po’ più proporzionale, MA: 1. nessuno garantisce che questa sarà l’interpretazione; 2. ogni regione ha la sua legge elettorale, con le sue soglie di sbarramento, in Calabria è il 15%! (2) Si dice che i consigli regionali debbano tenere conto delle preferenze degli elettori alle elezioni regionali, però: 1. mancano gli spazi per una rappresentanza proporzionale ed inclusiva (vedi punto precedente), 2. alle elezioni regionali non si votano i sindaci, quindi i cittadini non potranno scegliere quale sarà senatore, 3. i sindaci rappresentano i cittadini della città, non di tutta la regione. Sempre sul Senato, per inciso, non si capisce che senso abbia far fare il doppio lavoro a sindaci e consiglieri, che hanno già il loro bel da fare. Il risparmio è minimo, 50-80milioni€ l’anno (un caffè a testa. E poi avranno l’immunità, cioè le stesse persone che si occupano di piani urbanistici… Per brevità seleziono solo altri 4 punti su cui ho da ridire: (1) Bicameralismo come causa della lentezza, (2) si tace sullo strapotere del governo e della maggioranza, (3) Referendum propositivi (in realtà non sono realizzati), (4) Leggi di iniziativa popolare (da 50 a 150mila firme!) (1) Open polis (http://blog.openpolis.it/2016/10/21/il-bicameralismo-perfetto-e-i-tempi-di-approvazione-linfografica/10699) mostra che in realtà molte leggi importanti si fanno rapidamente, e che il “ping-pong” con tante letture riguarda poche leggi, quelle più combattute. In che modo poi fare una sola lettura di un testo ne aumenti la qualità è solo un pregiudizio dell’autore. Il Parlamento italiano inoltre fa molte leggi rispetto alla media UE.
Io preferisco un Parlamento che faccia poche leggi ma con ampio consenso, che dia alla cittadinanza la possibilità di capire ed eventualmente protestare. Poi le leggi del governo vengono approvate più facilmente non perché il parlamento ha due camere (l’iter è lo stesso! A prescindere da chi propone la legge!), ma semplicemente perché il governo ha una maggioranza (truccata dal maggioritario) dalla sua parte. La maggioranza (truccata) nomina il governo e il governo detta le leggi da approvare ai suoi parlamentari, che possono decidere anche da soli, visto che hanno la maggioranza assoluta.

(2) Questo strapotere del governo (specchio della sua maggioranza truccata) è aumentato grazie a: 1. il Senato non proporzionale (le proiezioni della Stampa dicono che il PD, che nel 2013 prese il 27% al Senato, prenderebbe 65 senatori su 100 http://www.libertaegiustizia.it/2015/10/13/nel-nuovo-senato-dopo-la-riforma-stravince-il-pd/ 2. La Camera eletta con l’Italicum (55% a chi prende anche solo un voto più degli altri) 3. Presidente della Repubblica, per eleggerlo ci vuole il 60% dei PRESENTI: considerando che non tutti sono presenti, che il primo partito ha diversi premi di maggioranza (55% alla Camera, probabilmente anche il controllo del Senato)… è evidente che al primo partito basta avere un partitino alleato per scegliere il PdR. Ma ricordiamo che questo 60% sarebbe truccato dai vari premi di maggioranza. 4. Consiglio della magistratura: il primo partito ne elegge 3 tramite la camera (di cui ha il controllo), probabilmente 2 tramite il senato, probabilmente 5 tramite il suo PdR. 5. “Legge a data certa”: il governo può dettare l’agenda alla Camera, obbligandola a discutere una sua legge entro 70gg 6. Clausola di Supremazia: se al governo non sta bene cosa fa una regione può invocare la “priorità nazionale” e decidere al posto suo. (3) I referendum propositivi sono solo annunciati, ci vorrà comunque un’altra legge costituzionale. Quindi l’unica cosa chiaramente positiva è uno specchietto per l’allodole…

(4) Leggi di iniziativa popolare, altro che maggiore partecipazione: invece di 50mila firme ce ne vogliono 150mila, e con le procedure medievali (tutto su carta con costosi certificatori), per esperienza personale assicuro che è un’impresa improba. Per i dubbiosi qui una fonte laica per approfondire la riforma http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2016/11/Referendum-costituzionale-Votare-informati.pdf

  • Dal web vi propomngo qualcosa di molto concreto e serio sulle profonde ragioni del NO:

    E della modifica dell’articolo V non ne vogliamo parlare? Intervista rubata a Lorenzo Codogno ex capo economista ministero del tesoro La gabbia – ITALIA, UN PAESE IN SVENDITA (25/09/2013) https://www.youtube.com/watch?v=o0M1P1ma16c dal min. 2:20 “per abbattere il debito bisogna vendere tutto anche luce acqua e gas” “la vera risorsa sono le utilities a livello locale. Li’ sono veramente tanti miliardi. Il problema e’ che non sono dello stato ma dei comuni e delle regioni. E QUINDI BISOGNA CAMBIARE L’ARTICOLO V DELLA COSTITUZIONE. Espropriare i comuni e le regioni” Ecco a cosa serve la riforma. A privatizzare tutto come richiesto nel 2011 dalla letterina di Draghi. Altro che la riduzione dei parlamentari rendere piu’ efficiente lo stato etc. (di era-tutto-scritto)

  • Mi fa molto piacere constatare che molti dei miei conoscenti-di-facebook che pensavano di votare Sì si sono ricreduti e ora fanno campagna a favore del No. Bel segnale che ci sono molti italiani che si pongono la questione, usano la loro testa e decidono responsabilmente. Mi rallegra sentire se altri amici-di-facebook fanno il percorso in senso inverso purchè arrivino alle loro occasione con analogo processo mentale, e non per paura che lunedì le banche saranno dissolte e sarà il naufragio universale se vince il No.

  • Ieri su Facebook ho ricordato il grande Gaber. Oggi vi propongo di ascoltare la sua canzone “Io non mi sento italiano”. (Nel sito segue anche “destra-sinistra” che pone l’attualissima questione di cosa sia la destra e cosa sia la sinistranel 2003!)
    https://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ
    Ecco alcune delle sue parole:
    «Mi scusi Presidente
    se arrivo all’impudenza
    di dire che non sento
    alcuna appartenenza.
    E tranne Garibaldi
    e altri eroi gloriosi
    non vedo alcun motivo
    per essere orgogliosi.
    Mi scusi Presidente
    ma ho in mente il fanatismo
    delle camicie nere
    al tempo del fascismo.
    Da cui un bel giorno nacque
    questa democrazia
    che a farle i complimenti
    ci vuole fantasia.»

    e, in chiusura:
    «Io non mi sento italiano
    ma per fortuna o purtroppo
    per fortuna o purtroppo
    per fortuna
    per fortuna lo sono.»

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